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EVELINA SGARBI A VERISSIMO: “APPELLO A SILVIA TOFFANIN: SONO SINGLE, MI FAI CONOSCERE ACHILLE LAURO?”

“HO MANDATO A MIO PADRE IL LIBRO CHE ESCE MARTEDI 31 MARZO NELLE LIBRERIE, SE ARRIVASSE A LUI SENZA I SOLITI FILTRI, SON SICURA CHE GLI PIACEREBBE”

“Non ci sono ancora le cartelle cliniche. Una volta che ci saranno le cartelle, potrò dire qualcosa di nuovo. Avevano detto che forse sarebbero comparse all’ultima riunione con psicologa e CTU di parte, ma purtroppo non si sono ancora viste. E questo e’ davvero molto grave” - così ha risposto Evelina Sgarbi alla prima domanda di Silvia Toffanin durante la trasmissione Verissimo in onda su Canale5.



“Quella fra mio padre e mia madre - ha continuato Evelina Sgarbi parlando del suo libro NATA SGARBI, edizioni Piemme Mondadori in uscita martedì in tutte le librerie d’Italia - è’ stata una storia molto particolare. Mio padre era molto contento che io venissi al mondo tant’è’ che alla notizia commento’: “Nostra figlia sarà un guerriero”.  Peraltro io ho poi saputo che lui ha cercato di avere anche un altro figlio con mamma.
Lo scrivo anche nel libro: “Mio padre mi è sempre sembrato un evitante, non ha mai parlato di sentimenti fino a farli scomparire e forse anche per questo la depressione poi lo ha travolto. Le emozioni hanno trovato una crepa e sono esplose tutte insieme come uno tsunami. 
Ha sempre avuto molto pudore e molta ritrosa a parlare dei suoi sentimenti. Come se una porta si chiudesse dall’interno. In questo devo ammetterlo mi riconosco. A volte sembro fredda distante, ma non è così.
Come lui faccio fatica a trovare le parole giuste quando ciò che trovo che qualcosa o qualcuno si avvicina troppo alla mia intimità. Ecco a quel punto io tendo a censurarmi. 
Anche il cognome che porto è stato sia un vantaggio che uno svantaggio. Scolasticamente parlando e’ stato sicuramente uno svantaggio. C’era astio da parte di certi professori quando scoprivano che ero “figlia di”. Mio padre ha sempre cercato di sdrammatizzare questo fatto. 
Sicuramente il mio rapporto con mio padre mi ha causato scompensi anche nel rapporto con l’altro sesso. Più inizio a frequentare in modo serio persone, più sto cercando di lavorarci per superare questa insicurezza e questa diffidenza .
Al momento sono single. Anzi, Silvia faccio un appello: se riesci a farmi conoscere Achille Lauro. Sarebbe il mio tipo ideale…. “.
Nello scrivere il libro ci sono stai momenti in cui ho pianto. Da un lato fare questo libro mi ha aiutato. Come se fosse una corposa e lunghissima seduta psicologia.  Anche mamma ha dovuto integrare coi ricordi di quando avevo un anno. E’ stato bello ma c’è’ stata anche sofferenza che poi si è rivelata positiva. Il momento più difficile e’ stato il mio primo amore. E’ sempre quello che mi fa più male. Io sono molto romantica. Anche se per come vedo che va il mondo oggi, tante volte ho dei dubbi. Mi innamorai che ero piccolissima. Stavo in Prima liceo ma io ero convinta che mi sarei sposata con questa persona. Non ho mai più sofferto per nessuno come soffrii per lui. Quella storia e’ durata poco neanche un anno. Ma per me era davvero importante”.
“A 13 anni ho iniziato a soffrire di attacchi d’ansia come se il mio corpo avesse deciso di parlare una lingua diversa dalla mia. 
Ho sempre avuto un rapporto altalenante col mio corpo, una sorta di sismografo emotivo che registrava ogni scossa interna, cambiava forma si gonfiava si assottigliava con ciò che stavo vivendo. 
Già da bambina sentivo una stretta allo stomaco quando venivo invitata a cena da qualche amica. 
Avevo gusti molto precisi ma per educazione avrei comunque dovuto mangiare tutto e questa cosa mi angosciava. Era una  preventiva che mi toglieva il respiro ancora prima di sedermi a tavola.
Sin da quando andavo all’asilo c’era un memo sul menu’. 
Non ho vissuto bene il nostro trasferimento da Torino a Biella che come citta’ davvero non mi è mai piaciuta. A scuola mangiavo un sacco di carboidrati e senza saperlo mi gonfiavo a dismisura. A quel punto mi son messa con determinazione a tagliare un sacco di cose, troppe. Fino ad arrivare ad essere troppo magra, come accadde a mia madre che soffri degli stessi miei disturbi alimentari. 
Ad un certo punto non riuscivo più a mangiare, avevo lo stomaco chiuso. Così mi prese la paura di non riuscirci più e ho ricominciato a mangiare. Alti e bassi. L’ansia me la son portata avanti negli anni. 
Peraltro solo chi ci è passato può capirlo perché si tratta di una sensazione orrenda, ti senti morire. Col cibo ho sempre avuto questo rapporto altalenante. 
Adesso sto meglio, ho consapevolezza della dieta che faccio e degli allenamenti. Rimarrà comunque una parentesi mai del tutto risolta con me stessa. 
Ho fatto un percorso anche relativamente breve dallo psicologo per superare e razionalizzare tutto il mio vissuto. 
Anche mia mamma mi aiuta tanto ad esprimermi, lei mi capisce e questo mi aiuta molto. Faccio del mio meglio per autoanalizzarmi. L’ansia mi prende soprattutto la sera. Quando sono attiva durante il giorno mi distraggo. 
Ho capito comunque che mi sottovaluto sempre tanto. Ho capito che sono forte. Ho capito che sono coraggiosa. 
Nelle situazioni oggi mi estraneo. Cerco di vedere le situazioni da fuori. 
Ho mandato a mio padre il mio libro con la dedica. 
Se il libro arrivasse a lui senza i soliti filtri, sarebbe contento”.




 



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