Non Mi Pento
Il protagonista si muove dentro una dimensione ovattata, quasi liquida, come se fosse immerso in una sostanza densa e profumata d’incenso. È uno spazio mentale più che fisico, dove smarrirsi diventa inevitabile. Eppure, nel ripensare a un momento preciso del passato, affiora un sorriso: nessun rimpianto, nessuna parola da ritirare.
Il ritornello diventa una dichiarazione d’intenti, ripetuta come un mantra: non c’è pentimento. Per i no detti, per i gol sbagliati, per gli eccessi o per i cambiamenti di rotta. L’errore non è una colpa, ma parte del percorso. Anche l’incertezza sul futuro – “magari sbaglierò” – viene accettata con disarmante lucidità.
C’è poi la svolta più viscerale: la promessa di essere finalmente sé stessi, senza filtri. Rabbia, complessità, desiderio di eccesso, notti folli per sfuggire alla noia e a una sottile depressione di fondo. È il ritratto di una generazione che rifiuta compromessi e anestesie emotive, che preferisce l’intensità al torpore.
Il brano insiste sul conflitto interiore: ogni volta che nasce il rimorso, si trasforma in risentimento. Col tempo arriva la consapevolezza di aver trattenuto troppo, di non aver osato abbastanza. Il telefono resta spento, il mondo fuori silenziato, mentre dentro risuona una voce ostinata che ribadisce la stessa verità: non pentirsi è una forma di sopravvivenza.
Nel finale, la scelta diventa concreta. Restare soli con sé stessi, vivere senza compromessi, perfino lasciare il lavoro pur di non farsi schiacciare dallo stress. L’obiettivo è semplice e radicale: godersi la vita adesso, perché il tempo è breve.
Più che un inno all’incoscienza, è una rivendicazione di libertà personale: cadere, sbagliare, cambiare, ma senza chiedere scusa per essere stati autentici.
Il ritornello diventa una dichiarazione d’intenti, ripetuta come un mantra: non c’è pentimento. Per i no detti, per i gol sbagliati, per gli eccessi o per i cambiamenti di rotta. L’errore non è una colpa, ma parte del percorso. Anche l’incertezza sul futuro – “magari sbaglierò” – viene accettata con disarmante lucidità.
C’è poi la svolta più viscerale: la promessa di essere finalmente sé stessi, senza filtri. Rabbia, complessità, desiderio di eccesso, notti folli per sfuggire alla noia e a una sottile depressione di fondo. È il ritratto di una generazione che rifiuta compromessi e anestesie emotive, che preferisce l’intensità al torpore.
Il brano insiste sul conflitto interiore: ogni volta che nasce il rimorso, si trasforma in risentimento. Col tempo arriva la consapevolezza di aver trattenuto troppo, di non aver osato abbastanza. Il telefono resta spento, il mondo fuori silenziato, mentre dentro risuona una voce ostinata che ribadisce la stessa verità: non pentirsi è una forma di sopravvivenza.
Nel finale, la scelta diventa concreta. Restare soli con sé stessi, vivere senza compromessi, perfino lasciare il lavoro pur di non farsi schiacciare dallo stress. L’obiettivo è semplice e radicale: godersi la vita adesso, perché il tempo è breve.
Più che un inno all’incoscienza, è una rivendicazione di libertà personale: cadere, sbagliare, cambiare, ma senza chiedere scusa per essere stati autentici.
Biografia
DEVON, nome d’arte di un giovane cantautore cresciuto nella periferia riminese, a Bellaria-Igea Marina, arriva alla musica con un percorso fatto di attese, tentativi e, soprattutto, coraggio. A 27 anni decide di trasformare quello che per tutta la vita è stato un bisogno personale in una scelta definitiva: inseguire il proprio sogno artistico.
Scrive canzoni fin da bambino, usando la musica come linguaggio naturale per raccontarsi. Nel tempo sviluppa uno stile libero da etichette, capace di muoversi tra generi diversi, senza perdere coerenza emotiva. Al centro restano sempre le storie: frammenti di vita reale, esperienze dirette, cadute e ripartenze.
I suoi testi alternano introspezione e leggerezza, complessità e immediatezza, ma condividono la stessa matrice autobiografica. DEVON sceglie di esporsi senza filtri né maschere, trasformando la vulnerabilità in un punto di forza e costruendo così un legame autentico con chi ascolta.
Prima ancora che artista, si definisce una persona che vive di emozioni e relazioni umane. Ed è proprio questa dimensione sincera e quotidiana a dare identità alla sua musica: un racconto diretto, positivo, che invita a guardare avanti con fiducia.
Il messaggio è semplice e coerente con il suo percorso: restare veri, restare umani. Be positive.
Link digital store: https://pmsstudio.lnk.to/nonmipento
Scrive canzoni fin da bambino, usando la musica come linguaggio naturale per raccontarsi. Nel tempo sviluppa uno stile libero da etichette, capace di muoversi tra generi diversi, senza perdere coerenza emotiva. Al centro restano sempre le storie: frammenti di vita reale, esperienze dirette, cadute e ripartenze.
I suoi testi alternano introspezione e leggerezza, complessità e immediatezza, ma condividono la stessa matrice autobiografica. DEVON sceglie di esporsi senza filtri né maschere, trasformando la vulnerabilità in un punto di forza e costruendo così un legame autentico con chi ascolta.
Prima ancora che artista, si definisce una persona che vive di emozioni e relazioni umane. Ed è proprio questa dimensione sincera e quotidiana a dare identità alla sua musica: un racconto diretto, positivo, che invita a guardare avanti con fiducia.
Il messaggio è semplice e coerente con il suo percorso: restare veri, restare umani. Be positive.
Link digital store: https://pmsstudio.lnk.to/nonmipento

